giovedì 28 aprile 2011
Nine Inch Nails - We're In This Together
Apologia dei lupi
Belve indispettite arrancano sotto il sole, nella campagna spalancata, verde e dorata. Belve maestose, coperte di pelo, grigio, ispido, troppo poco apprezzato. Bestie: lupi. Vanno agli agnelli come uomini all'altare ed al ministro di Dio: a nutrirsi del bello e del puro, del dolce e melodioso. Vanno, queste bestie, finché c'è candida creatura da spolpare, finché c'è il sangue gocciolante attraverso il morso micidiale. Ma questo non è un inno, una cupa imprecazione contro la miseria delle bestie fameliche; non è un canto pietoso agli agnelli caduti sotto i denti e gli artigli. Questa è un'apologia.E si difendono i lupi, si tesse lor la dovuta corazza d'inchiostro: belli in tutta la virilità, suggestivi con quel tenero appetito. E suscita in fondo al cuore, nell'osservarli trattenere le vittime vibranti sotto i denti, un guizzo infuocato, fatuo, che sembra desiderio di imitarli. E la smania omicida, ché agnelli sono tutti gli altri, ti prende dalle viscere e ribolle.Stanotte non c'è ululato, sebbene giganteggi il plenilunio. Nelle fosche volute di nuvola, a tappezzare il cielo pesto, si scorge solo qualche umile venatura, timidi schizzi di luce d'argento. Il satellite tace dietro promesse di tempesta. Eppure i lupi, nei loro covi, tacciono imbarazzati. E così faccio io.
mercoledì 27 aprile 2011
domenica 24 aprile 2011
giovedì 21 aprile 2011
domenica 10 aprile 2011
domenica 3 aprile 2011
martedì 29 marzo 2011
Tartini - Sonata in G Minor - Devil's Trill - Part One
"il matrimonio mi è sempre sembrato un passo avventato", disse il conte Ivan Sipucin asciugandosi la lente destra della sua splendida montatura d'oro zecchino. "la primavera non perdona nemmeno le menti più argute", rispose la marchesa Sonja Andreevna rimettendosi in ordine il pesante corsetto e aggiustandosi le larghe gonne che sembravano aver fatto a pugni con un esercito ottomano. "Un giorno vorrei fare un bagno nel mar dei sargassi e trovarvici un tesoro", aggiunse Ivan intento a fumare il suo sigaro francese. La cenere cadeva lentamente sul pavimento proprio come la neve nelle mattinate di marzo. Tutto era fermo a Mosca, una città addormentata che si lasciava alle spalle un altro inverno e si apprestava a vivere una primavera fantasma. Era in quei momenti che Sonja si sentiva felice. Non appena restava da sola il diavolo le invadeva l'anima e come un'ossessa dava la caccia ai ragni che abitavano in quella casa da sette generazioni. Poi decise di alzarsi. Aprì la porta e vide qualcosa tra la neve. Un'ombra forse. Cominciò a danzare vorticosamente su stessa gridando " perché è tutto dentro e fuori di me, ma io ti aspetto capito? ti aspetto". Poi cadde inghiottita dalla neve.
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